PARLIAMO DI TRAINING AUTOGENO (T.A.)

 

Il training autogeno si articola in due fasi:

  • la 1° comprende tutti gli esercizi prevalentemente orientati verso il corpo e costituiscono il ciclo inferiore, o “somatico”
  • la 2° comprende gli esercizi superiori orientati prevalentemente verso la nostra mente.

Innanzitutto teniamo presente che non ci si può dedicare agli esercizi del ciclo superiore, se prima non si è bene allenati a dialogare profondamente con il proprio corpo, tuttavia, anche se nel ciclo inferiore prevale la componente fisica, per ottenere i risultati desiderati è necessario l’intervento della componente mentale, poiché le sensazioni corporee si manifestano tramite l’attenzione mentale; posso quindi dire che entrambi i cicli sono legati e indivisibili.

Durante gli incontri informativi per la presentazione dei corsi di training autogeno, spesso mi viene chiesto perché si debba praticare il T.A., che vantaggi ne derivano nel praticarlo e quali sono i  risultati finali.

La mia risposta è sempre la stessa: praticare il T.A. non deve essere vissuto come un obbligo e nessuno è più portato di altri ma tutti possono fare gli esercizi. L’unica componente indispensabile affinché funzionino è attribuire credibilità al T.A. stesso dedicandoci con impegno.

Le difficolta sono facilmente superabili con un addestramento guidato, ma se persiste la mancanza di fiducia in quello che si sta facendo, il disimpegno personale e il volere ottenere tutto e subito questi sono atteggiamenti che vanificano gli sforzi e i risultati ottenuti.

Il T.A. può dare molto a chi lo pratica con costanza e richiede motivazioni profonde, senza le quali il tutto si riduce a uno sterile gioco.

Paradossalmente la semplicità degli esercizi contribuisce ad alimentare l’atteggiamento di disimpegno, e porta spesso a pensare che siano troppo banali perché possano funzionare, ma non bisogna lasciarsi condizionare da questo.

Provare per credere.

Augusto

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